"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

domenica 22 luglio 2012

Rebirth Dawn Capitolo I

I
- Un cuore squarciato a metà -
Edward sorrise.
Il sorriso sghembo, che tanto amavo, gli illuminò gli occhi ambrati, spennellati d'ombra.
Mossi un passo per raggiungerlo, ma una fitta lancinante al petto mi fece arrestare dov'ero.
Abbassai lo sguardo e, con orrore crescente, vidi il bel vestito da sposa che indossavo macchiarsi di sangue vicino lo sterno.
Goccia dopo goccia, il merletto ed il pizzo vaporoso s'impregnava di quel liquido cremisi, dall'odore ferroso.
Strappai l'impalpabile tulle bianco con la forza della disperazione e ciò che vidi mi mozzò il fiato in gola: un buco.
Nel luogo esatto dove avrebbe dovuto esserci il cuore, c'era solo un buco che vomitava fiotti di sangue.
Toccai la ferita slabbrata stringendo i denti e poi riportai lo sguardo su Edward, in piedi di fronte a me.
Il suo sorriso non era svanito, ma era più sinistro di quanto mi era sembrato all'inizio.
Respirando a fatica e premendo la mano sulla ferita per cercare di arrestare l'emorragia, biascicai un < Aiutami. > incomprensibile.
Edward mi guardò smarrito, come se non avesse capito il senso della mia richiesta e, prima che potessi aprire bocca per rispondergli, udii un colpo sordo.
Alzai un sopracciglio e cercai la fonte del rumore nell'ambiente che ci circondava e che mi era assolutamente estraneo.
Dov'ero?
Per quanto aguzzassi la vista riuscivo a scorgere soltanto un mare d'oscurità e tenebra, che smuoveva il terreno sotto i miei piedi come onde spumose.
Rabbrividii, ingoiando la paura che mi stava aggredendo le viscere.
Senza davvero volerlo iniziai a piangere dal dolore e dal senso di smarrimento che mi stavano fiaccando.
Mi piegai su me stessa, sperando di sentirmi meglio.
L'ennesimo colpo deciso mi solleticò l'orecchio e fu allora che sollevai il mento, ritrovandomi davanti agli occhi il mio cuore sanguinante.
Con sollievo notai che batteva ancora, anche se con lentezza e fatica.
Pulsava con spasmi irregolari, contraendosi appena.
Ciò che, però, mi fece accapponare la pelle furono le dita intrise di sangue che lo reggevano.
Ghiacciate e pressanti, sembravano soffocarlo.
< NO! > gridai, dimenticandomi della sofferenza e gettandomi contro colui che mi stava uccidendo.
L'ennesima stilettata di dolore mi colpì, stavolta non solo al petto ma anche alle braccia.
Mi osservai i polsi orripilata: erano piegati in una posizione innaturale.
Erano rotti.
Entrambi.
Fu allora che alzai del tutto lo sguardo e diedi un volto al mio assassino: aveva un corpo duro come il granito, una faccia angelica ed un sorriso sghembo bello da morire.
Indietreggiai spaventata, incespicando con i tacchi che Alice mi aveva costretto a comprare per le nozze sul lungo strascico, e caddi su qualcosa di molle e umido, simile a terriccio.
< Edward! > lo richiamai, sperando di farlo tornare in sé, ma lui sembrava essere sordo.
Il dolore aumentava ed assieme a esso gli spruzzi di sangue sul mio vestito una volta candido, ora vermiglio.
Rovesciai la testa all'indietro, emettendo un grido disumano che fece rabbrividire persino me.
Poi tutto tacque.
L'unico suono che riempiva l'aria era il timido battito del mio cuore morente.
Un singhiozzo mi sfuggì dalle labbra serrate, quando chinai la testa rassegnata: mi stavo consegnando consapevolmente nelle mani di un destino crudele e sadico, ma andava bene così.
Edward era lì con me ed aveva il mio cuore traboccante d'amore per lui tra le mani, cosa potevo volere di più?
Avevo sperato fino all'ultimo che fosse più indolore la trasformazione, ma le mie preghiere non erano state ascoltate. Stavo lentamente perdendo i sensi a causa della sofferenza straziante che provavo.
E, infine, un ululato squarciò d'improvviso quel sipario d'ombra e pallidi raggi solari s'affacciarono all'orizzonte.
Edward si voltò fulmineo verso la fonte di quel suono ed un istante dopo le mie orecchie registrarono un boato fragoroso, come quello prodotto da due montagne che collidono.
Sbattei le palpebre una decina di volte prima d'individuare ciuffi di pelliccia rossastra tra le mani di Edward.
< Jake! > gridai, tentando di alzarmi in piedi.
Il dolore, però, era così violento da impedirmi di muovermi dalla posizione in cui ero.
Anzi, scivolai più in basso, affondando in quella pozza grumosa e scivolosa.
Volevo dividerli, volevo gridar loro di smetterla ed invece riuscivo soltanto a piangere mute lacrime alla vista di quello scontro insensato senza esclusione di colpi.
Quando alla fine si separarono, il mio cuore palpitante era squarciato a metà come un qualsiasi cuscino di poco valore: un pezzo era compresso tra le dita marmoree di Edward, l'altro stretto tra le zanne di Jake.


Spalancai gli occhi, mettendomi a sedere ansimando.
Ero madida di sudore, che colava dalla mia fronte in grosse gocce fredde.
Tastai il petto alla ricerca del buco, ma sfiorai soltanto la mia pelle liscia e, per fortuna, intatta.
Sospirai di sollievo, tergendomi l'ansia con la manica del pigiama.
Era successo di nuovo.
L'avevo sognato per la quarta notte di seguito.
Repressi un brivido e mi raggomitolai sotto le coperte, facendo tintinnare così lo scacciapensieri che mi aveva regalato Jacob.
Lo tolsi dalla testata del letto e lo mossi ancora, ascoltando quel meraviglioso suono tranquillizzante, che fece scemare i postumi dell'orrendo incubo a poco a poco.
Sbuffai, asciugandomi con stizza quelle lacrime fastidiose che avevano preso a scorrermi sul viso.
Mi capitava spesso ultimamente di piangere senza un apparente valido motivo, ma mi raccontavo che era colpa dello stress prematrimoniale e quella piccola bugia serviva a farmi terminare la giornata in modo quasi dignitoso.
Il problema si ripresentava di sera, quando ero sola con me stessa e non potevo raccontami frottole.
Conoscevo la fonte di quelle lacrime e del nuovo dolore che mi serpeggiava nel petto, ma tentavo sempre -inutilmente- di scacciarlo via come un brutto pensiero poco gradito.
Ma lui rimaneva lì, al suo posto, conficcato nella testa e nel cuore come una scheggia acuminata.
Jake.
Mi mancava.
Mi mancava così tanto che alle volte faticavo a respirare.
Mi mancava così tanto che avrei voluto gridare.
Mi mancava così tanto che ogni tanto pensavo persino di mandare a monte il matrimonio pur di averlo accanto ancora un po'.
Ero egoista e meschina, ma chiunque, in questo mondo, guardava prima i propri interessi.
Amavo Edward, ma amavo anche Jacob e l'amore che mi legava all'uno mi impediva di donarmi completamente all'altro.
E questo doppio sentimento mi stava spaccando a metà, senza che potessi far nulla per impedirlo.
Era troppo tardi, non c'era più tempo.
Avevo messo in moto un meccanismo diabolico, senza premurarmi di installargli il dispositivo di arresto in caso d'emergenza.
Una via di uscita facile e veloce, che mi sarebbe di sicuro servita non appena mi fossi accorta della striscia di fumo sinuosa che si avvicinava e tentava di spegnermi il fiato in gola.
Ma avevo indossato occhiali spessi e scuri...e l'esalazione nera era indistinguibile.
Non c'era scampo ed era inutile soffrire così senza ragione, tuttavia non riuscivo a stare completamente bene.
Era come se dentro di me albergassero due Bella ben distinte ed ognuna strattonava cocciutamente dalla sua parte la mia anima come in un tiro alla fune.
Soltanto che non c'era alcun premio per la vincitrice e nessuna consolazione per la sconfitta: l'unico risultato che avrebbero ottenuto sarebbe stata la mia spaccatura.
Singhiozzai, stringendo al petto lo scacciapensieri con forza.
Una volta vampira non avrei più visto Jake. Per lui sarei stata come morta.
Come diavolo avrei fatto a convivere con quella parte di cuore che protestava per la mia scelta, ricaduta su Edward, e pretendeva di stare assieme a lui?
Avrei davvero potuto semplicemente metterlo da parte, in un posticino remoto ed impolverato del mio essere con facilità?
Oppure sarei riuscita ad essere imperfetta persino da immortale, così com'ero ora da umana?
Un timido bussare sui vetri della finestra mi fece sobbalzare.
Mi asciugai in fretta le lacrime e corsi alla finestra, tremante di anticipazione.
E se fosse stato Jacob?
Sarebbe stato capacissimo di presentarsi qui, senza pericolo di scontrarsi con Edward -che stava festeggiando l'addio al celibato con qualche cervo-, sapendo che io sarei rimasta a casa senza andare proprio da nessuna parte.
Era lontano, sì, ma aveva sempre avuto il dono incredibile di percepirmi anche a distanza.
Respirai profondamente, tentando di placare quell'organo impazzito che mi volteggiava in petto, e tirai su il pannello della finestra, rimanendo spiazzata.
< Seth?! >
Il viso allegro del più giovane dei lupi fece capolino all'interno della mia stanza.
Mi feci da parte per farlo entrare, mentre una brutta sensazione si aggrappava alla bocca del mio stomaco.
Nonostante l'aria spensierata, c'era come un'ombra nei suoi occhi e ne ero inquietata.
< Ciao. > sussurrò imbarazzato, grattandosi la nuca.
Un gesto familiare che conoscevo bene. L'aveva imitato da Jacob.
Mi morsi il labbro inferiore, imponendo a me stessa autocontrollo: non potevo sciogliermi in lacrime proprio davanti a lui!
E menomale che Alice si era raccomandata di fare un bel sonno di bellezza!
Gettai un'occhiata alla sveglia al led: le tre di notte.
Stupendo, l'indomani Edward avrebbe messo la fede al dito di una sposa cadavere!
< Io...scusa se sono piombato qui a notte fonda, senza preavviso. Ho pensato di chiamarti ma avevi il cellulare spento e... >
La brutta sensazione di poco prima divenne orrenda.
Morsi ancor più ferocemente il labbro, fino quasi a farlo sanguinare.
< Sputa il rospo, Seth. Mi stai facendo preoccupare! > lo incoraggiai con un sorriso stanco, compiendo istintivamente un passo all'indietro.
< Si tratta di... > sapevo il nome che sarebbe uscito dalle sue labbra prima ancora di sentirlo < ...Jacob. Ecco lui non sta....molto bene. > disse dopo una piccola pausa densa di significati che mi rifiutavo di cogliere.
< Che cosa è successo? > domandai preoccupata e nel frattempo già calcolavo rapidamente quanto tempo avrei impiegato con la macchina per raggiungere la riserva e quante possibilità ci fossero che Alice non vedesse le mie intenzioni e decidesse di fermarmi.
< Non lo sappiamo con certezza. Forse un grizzly, forse un vampiro solitario. > ipotizzò lì per lì Seth, facendomi venire la pelle d'oca.
Dio mio, Dio mio!
E se Irina fosse già arrivata e stesse cercando vendetta per Laurent?
Ce l'aveva a morte con i lupi e Jake...
< Mi vesto. > decisi su due piedi, pregando mentalmente che la presenza del giovane lupo oscurasse i miei propositi alla mia futura cognata.
Si sarebbe preoccupata lo stesso non vedendomi più, ma questo mi avrebbe dato tempo.
Afferrai al volo i vestiti che mi ero tolta poche ore prima e corsi al bagno per prepararmi il più in fretta possibile, cercando però di non inciampare nei miei stessi piedi o legarmi con la camicia.
Meno di due minuti più tardi mi guardavo intorno disperata alla ricerca delle chiavi del pick-up, sforzandomi di ricordare dove diavolo le avessi buttate.
< Ehm, senza offesa, ma credo che un lupo possa essere più veloce del tuo macinino. > buttò lì Seth, con un mezzo sorriso.
Lo guardai stralunata ma, prima ancora di potergli rispondere, mi sentii sollevare senza sforzo da due braccia calde come tizzoni ardenti.
Mi aggrappai al suo collo, chiudendo gli occhi per non vedere il terreno venirci incontro mentre si gettava dalla finestra, atterrando dolcemente sul tappeto di erbetta fresca, che il poco calore d'agosto di Forks non aveva seccato.
Un piacevole dejà-vù mi accolse a braccia aperte e mi beai della sensazione che mi procurava sulla pelle.
Era incredibilmente simile a Jake.
Il suo calore, la sua allegria...
Stare vicino a Seth mi ricordava il periodo in cui il mio mondo aveva ruotato attorno a Jacob, che aveva diradato le nuvole del mio cielo regalandomi un po' di sole.
Con pazienza aveva incollato i cocci del mio essere, tenendomi insieme nonostante fossi sul punto di sgretolarmi.
Il mio migliore amico, per me, era rimasto in quel garage, a lavorare instancabilmente sotto la Golf.
Repressi un singhiozzo, artigliando il collo di Seth, ma lui non parve farci caso, esaltato dalla corsa.
Qualche istante dopo mi depositò a terra con grazia, quasi fossi una ballerina di danza classica appena scesa da una mirabolante presa.
La Push era silenziosa e tutte le luci erano spente, tranne quelle all'interno della casa rossa di Billy, unico faro splendente in un oceano di silenzio e buio.
Per qualche assurda ragione i miei piedi si rifiutarono di collaborare e correre verso Jake.
Non volevo vederlo ferito di nuovo. Non sarei stata in grado di lasciarlo e gonfiare le sue vane speranze non era esattamente la cura migliore per lui.
Seth, però, non era dello stesso avviso: mi trascinò dentro casa, la cui porta era socchiusa, senza tante cerimonie.
< No, fermati... > provai debolmente a protestare, ma poi mi arresi.
La parte di cuore appartenente a Edward, che fino a quel momento mi aveva dato della stupida, tacque e lasciò la parola a quella posseduta da Jacob, che m'incitava a fiondarmi in camera sua e gettarmi al suo collo.
Quando però arrivammo di fronte la sua stanza, la scena che mi si profilò davanti era ben diversa da quella che avevo immaginato.
Non c'era sangue, non c'erano bende o odore di disinfettante.
I miei occhi vennero catturati immediatamente da una grossa valigia aperta sul pavimento in cui un qualcuno stava ammassando abiti alla rinfusa.
Seth tossicchiò e quel qualcuno si voltò allarmato verso di noi, scoprendo il suo volto.
< Che significa? > domandò un Jake in piena salute ad un Seth palesemente a disagio, che aveva lasciato il mio polso.
Scrutai ogni centimetro di pelle che riuscivo a vedere, ma sul corpo di Jacob non c'era nemmeno l'ombra un graffio.
Un odioso sollievo acquietò l'ansia che mi aveva serrato le viscere fino a pochi istanti prima, ma venne ben presto sostituito dalla confusione e dalla rabbia.
< Ho pensato che Bella avrebbe potuto farti cambiare idea. Non voglio che tu parta. > si scusò il giovane lupo, scomparendo fulmineamente dalla nostra vista.
Si chiuse la porta di casa alle spalle in silenzio, senza darci modo di impedirglielo.
Guardai Jake, che mi fissava come fossi un fantasma, ed improvvisamente mi sentii a disagio e fuori luogo.
Che ci facevo lì?
Come avrei spiegato quell'equivoco ad Edward?
< Ciao, Jake. > sussurrai tanto per rompere il ghiaccio.
Lui non mosse un muscolo né tanto meno aprì bocca per rispondermi.
Si limitò a scrutarmi come se si stesse accertando che ero davvero io.
Poi, probabilmente convintosi della mia concretezza, gettò a terra stizzito la maglietta che teneva tra le mani e mi abbracciò con foga.
La metà di cuore che gli apparteneva urlò di trionfo nella mia cassa toracica quando ricambiai la sua stretta e così mi lasciai cullare, sospirando appagata.

1 commenti:

noemi romagnolo ha detto...

rispetto alle altre tue cose che ho letto questa è un gradino sopra, hai fatto un passo avanti sia come modo di scrittura sia ,soprattutto, nella caratterizzazione dei personaggi. sembrano più veri e più sentiti. molto forte le tinte del sogno in Po sulla falsa riga del parto che serva a Bella x scuoterla. mi piace questa bella consapevole del fatto di essere lacerata. vediamo come continui. A
presto. Noemi
Ps: ma quante cose sono cambiate in 5 mesi? Quanto siamo cambiate noi? E come farei ormai senza di te?
Questo è stato solo un piccolo ostacolo che io so tu sei in grado di superare alla grande. Non lasciare mai che l�€�invidia e la cattiveria ti buttino giù. Perch�© tu sei più forte , i sogni lo sono sempre.
Vali più di mille persone. Sei umili, non ti vergogni di chiedere aiuto e non ti credi chissà chi. E questo fa l�€�artista vero.
Non basta essere in grado di mettere belle parole in fila, bisogna essere in grado di viverli i sentimenti. Tu vivi, per quello che qullo che scrivi è così bello e vali molto di più di tante persone aride.
Ti adoro cucciola. E rimposterò i miei commenti uno per uno ovunque tu scriverai

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