"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

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domenica 22 luglio 2012

Rebirth Dawn Capitolo I

I
- Un cuore squarciato a metà -
Edward sorrise.
Il sorriso sghembo, che tanto amavo, gli illuminò gli occhi ambrati, spennellati d'ombra.
Mossi un passo per raggiungerlo, ma una fitta lancinante al petto mi fece arrestare dov'ero.
Abbassai lo sguardo e, con orrore crescente, vidi il bel vestito da sposa che indossavo macchiarsi di sangue vicino lo sterno.
Goccia dopo goccia, il merletto ed il pizzo vaporoso s'impregnava di quel liquido cremisi, dall'odore ferroso.
Strappai l'impalpabile tulle bianco con la forza della disperazione e ciò che vidi mi mozzò il fiato in gola: un buco.
Nel luogo esatto dove avrebbe dovuto esserci il cuore, c'era solo un buco che vomitava fiotti di sangue.
Toccai la ferita slabbrata stringendo i denti e poi riportai lo sguardo su Edward, in piedi di fronte a me.
Il suo sorriso non era svanito, ma era più sinistro di quanto mi era sembrato all'inizio.
Respirando a fatica e premendo la mano sulla ferita per cercare di arrestare l'emorragia, biascicai un < Aiutami. > incomprensibile.
Edward mi guardò smarrito, come se non avesse capito il senso della mia richiesta e, prima che potessi aprire bocca per rispondergli, udii un colpo sordo.
Alzai un sopracciglio e cercai la fonte del rumore nell'ambiente che ci circondava e che mi era assolutamente estraneo.
Dov'ero?
Per quanto aguzzassi la vista riuscivo a scorgere soltanto un mare d'oscurità e tenebra, che smuoveva il terreno sotto i miei piedi come onde spumose.
Rabbrividii, ingoiando la paura che mi stava aggredendo le viscere.
Senza davvero volerlo iniziai a piangere dal dolore e dal senso di smarrimento che mi stavano fiaccando.
Mi piegai su me stessa, sperando di sentirmi meglio.
L'ennesimo colpo deciso mi solleticò l'orecchio e fu allora che sollevai il mento, ritrovandomi davanti agli occhi il mio cuore sanguinante.
Con sollievo notai che batteva ancora, anche se con lentezza e fatica.
Pulsava con spasmi irregolari, contraendosi appena.
Ciò che, però, mi fece accapponare la pelle furono le dita intrise di sangue che lo reggevano.
Ghiacciate e pressanti, sembravano soffocarlo.
< NO! > gridai, dimenticandomi della sofferenza e gettandomi contro colui che mi stava uccidendo.
L'ennesima stilettata di dolore mi colpì, stavolta non solo al petto ma anche alle braccia.
Mi osservai i polsi orripilata: erano piegati in una posizione innaturale.
Erano rotti.
Entrambi.
Fu allora che alzai del tutto lo sguardo e diedi un volto al mio assassino: aveva un corpo duro come il granito, una faccia angelica ed un sorriso sghembo bello da morire.
Indietreggiai spaventata, incespicando con i tacchi che Alice mi aveva costretto a comprare per le nozze sul lungo strascico, e caddi su qualcosa di molle e umido, simile a terriccio.
< Edward! > lo richiamai, sperando di farlo tornare in sé, ma lui sembrava essere sordo.
Il dolore aumentava ed assieme a esso gli spruzzi di sangue sul mio vestito una volta candido, ora vermiglio.
Rovesciai la testa all'indietro, emettendo un grido disumano che fece rabbrividire persino me.
Poi tutto tacque.
L'unico suono che riempiva l'aria era il timido battito del mio cuore morente.
Un singhiozzo mi sfuggì dalle labbra serrate, quando chinai la testa rassegnata: mi stavo consegnando consapevolmente nelle mani di un destino crudele e sadico, ma andava bene così.
Edward era lì con me ed aveva il mio cuore traboccante d'amore per lui tra le mani, cosa potevo volere di più?
Avevo sperato fino all'ultimo che fosse più indolore la trasformazione, ma le mie preghiere non erano state ascoltate. Stavo lentamente perdendo i sensi a causa della sofferenza straziante che provavo.
E, infine, un ululato squarciò d'improvviso quel sipario d'ombra e pallidi raggi solari s'affacciarono all'orizzonte.
Edward si voltò fulmineo verso la fonte di quel suono ed un istante dopo le mie orecchie registrarono un boato fragoroso, come quello prodotto da due montagne che collidono.
Sbattei le palpebre una decina di volte prima d'individuare ciuffi di pelliccia rossastra tra le mani di Edward.
< Jake! > gridai, tentando di alzarmi in piedi.
Il dolore, però, era così violento da impedirmi di muovermi dalla posizione in cui ero.
Anzi, scivolai più in basso, affondando in quella pozza grumosa e scivolosa.
Volevo dividerli, volevo gridar loro di smetterla ed invece riuscivo soltanto a piangere mute lacrime alla vista di quello scontro insensato senza esclusione di colpi.
Quando alla fine si separarono, il mio cuore palpitante era squarciato a metà come un qualsiasi cuscino di poco valore: un pezzo era compresso tra le dita marmoree di Edward, l'altro stretto tra le zanne di Jake.


Spalancai gli occhi, mettendomi a sedere ansimando.
Ero madida di sudore, che colava dalla mia fronte in grosse gocce fredde.
Tastai il petto alla ricerca del buco, ma sfiorai soltanto la mia pelle liscia e, per fortuna, intatta.
Sospirai di sollievo, tergendomi l'ansia con la manica del pigiama.
Era successo di nuovo.
L'avevo sognato per la quarta notte di seguito.
Repressi un brivido e mi raggomitolai sotto le coperte, facendo tintinnare così lo scacciapensieri che mi aveva regalato Jacob.
Lo tolsi dalla testata del letto e lo mossi ancora, ascoltando quel meraviglioso suono tranquillizzante, che fece scemare i postumi dell'orrendo incubo a poco a poco.
Sbuffai, asciugandomi con stizza quelle lacrime fastidiose che avevano preso a scorrermi sul viso.
Mi capitava spesso ultimamente di piangere senza un apparente valido motivo, ma mi raccontavo che era colpa dello stress prematrimoniale e quella piccola bugia serviva a farmi terminare la giornata in modo quasi dignitoso.
Il problema si ripresentava di sera, quando ero sola con me stessa e non potevo raccontami frottole.
Conoscevo la fonte di quelle lacrime e del nuovo dolore che mi serpeggiava nel petto, ma tentavo sempre -inutilmente- di scacciarlo via come un brutto pensiero poco gradito.
Ma lui rimaneva lì, al suo posto, conficcato nella testa e nel cuore come una scheggia acuminata.
Jake.
Mi mancava.
Mi mancava così tanto che alle volte faticavo a respirare.
Mi mancava così tanto che avrei voluto gridare.
Mi mancava così tanto che ogni tanto pensavo persino di mandare a monte il matrimonio pur di averlo accanto ancora un po'.
Ero egoista e meschina, ma chiunque, in questo mondo, guardava prima i propri interessi.
Amavo Edward, ma amavo anche Jacob e l'amore che mi legava all'uno mi impediva di donarmi completamente all'altro.
E questo doppio sentimento mi stava spaccando a metà, senza che potessi far nulla per impedirlo.
Era troppo tardi, non c'era più tempo.
Avevo messo in moto un meccanismo diabolico, senza premurarmi di installargli il dispositivo di arresto in caso d'emergenza.
Una via di uscita facile e veloce, che mi sarebbe di sicuro servita non appena mi fossi accorta della striscia di fumo sinuosa che si avvicinava e tentava di spegnermi il fiato in gola.
Ma avevo indossato occhiali spessi e scuri...e l'esalazione nera era indistinguibile.
Non c'era scampo ed era inutile soffrire così senza ragione, tuttavia non riuscivo a stare completamente bene.
Era come se dentro di me albergassero due Bella ben distinte ed ognuna strattonava cocciutamente dalla sua parte la mia anima come in un tiro alla fune.
Soltanto che non c'era alcun premio per la vincitrice e nessuna consolazione per la sconfitta: l'unico risultato che avrebbero ottenuto sarebbe stata la mia spaccatura.
Singhiozzai, stringendo al petto lo scacciapensieri con forza.
Una volta vampira non avrei più visto Jake. Per lui sarei stata come morta.
Come diavolo avrei fatto a convivere con quella parte di cuore che protestava per la mia scelta, ricaduta su Edward, e pretendeva di stare assieme a lui?
Avrei davvero potuto semplicemente metterlo da parte, in un posticino remoto ed impolverato del mio essere con facilità?
Oppure sarei riuscita ad essere imperfetta persino da immortale, così com'ero ora da umana?
Un timido bussare sui vetri della finestra mi fece sobbalzare.
Mi asciugai in fretta le lacrime e corsi alla finestra, tremante di anticipazione.
E se fosse stato Jacob?
Sarebbe stato capacissimo di presentarsi qui, senza pericolo di scontrarsi con Edward -che stava festeggiando l'addio al celibato con qualche cervo-, sapendo che io sarei rimasta a casa senza andare proprio da nessuna parte.
Era lontano, sì, ma aveva sempre avuto il dono incredibile di percepirmi anche a distanza.
Respirai profondamente, tentando di placare quell'organo impazzito che mi volteggiava in petto, e tirai su il pannello della finestra, rimanendo spiazzata.
< Seth?! >
Il viso allegro del più giovane dei lupi fece capolino all'interno della mia stanza.
Mi feci da parte per farlo entrare, mentre una brutta sensazione si aggrappava alla bocca del mio stomaco.
Nonostante l'aria spensierata, c'era come un'ombra nei suoi occhi e ne ero inquietata.
< Ciao. > sussurrò imbarazzato, grattandosi la nuca.
Un gesto familiare che conoscevo bene. L'aveva imitato da Jacob.
Mi morsi il labbro inferiore, imponendo a me stessa autocontrollo: non potevo sciogliermi in lacrime proprio davanti a lui!
E menomale che Alice si era raccomandata di fare un bel sonno di bellezza!
Gettai un'occhiata alla sveglia al led: le tre di notte.
Stupendo, l'indomani Edward avrebbe messo la fede al dito di una sposa cadavere!
< Io...scusa se sono piombato qui a notte fonda, senza preavviso. Ho pensato di chiamarti ma avevi il cellulare spento e... >
La brutta sensazione di poco prima divenne orrenda.
Morsi ancor più ferocemente il labbro, fino quasi a farlo sanguinare.
< Sputa il rospo, Seth. Mi stai facendo preoccupare! > lo incoraggiai con un sorriso stanco, compiendo istintivamente un passo all'indietro.
< Si tratta di... > sapevo il nome che sarebbe uscito dalle sue labbra prima ancora di sentirlo < ...Jacob. Ecco lui non sta....molto bene. > disse dopo una piccola pausa densa di significati che mi rifiutavo di cogliere.
< Che cosa è successo? > domandai preoccupata e nel frattempo già calcolavo rapidamente quanto tempo avrei impiegato con la macchina per raggiungere la riserva e quante possibilità ci fossero che Alice non vedesse le mie intenzioni e decidesse di fermarmi.
< Non lo sappiamo con certezza. Forse un grizzly, forse un vampiro solitario. > ipotizzò lì per lì Seth, facendomi venire la pelle d'oca.
Dio mio, Dio mio!
E se Irina fosse già arrivata e stesse cercando vendetta per Laurent?
Ce l'aveva a morte con i lupi e Jake...
< Mi vesto. > decisi su due piedi, pregando mentalmente che la presenza del giovane lupo oscurasse i miei propositi alla mia futura cognata.
Si sarebbe preoccupata lo stesso non vedendomi più, ma questo mi avrebbe dato tempo.
Afferrai al volo i vestiti che mi ero tolta poche ore prima e corsi al bagno per prepararmi il più in fretta possibile, cercando però di non inciampare nei miei stessi piedi o legarmi con la camicia.
Meno di due minuti più tardi mi guardavo intorno disperata alla ricerca delle chiavi del pick-up, sforzandomi di ricordare dove diavolo le avessi buttate.
< Ehm, senza offesa, ma credo che un lupo possa essere più veloce del tuo macinino. > buttò lì Seth, con un mezzo sorriso.
Lo guardai stralunata ma, prima ancora di potergli rispondere, mi sentii sollevare senza sforzo da due braccia calde come tizzoni ardenti.
Mi aggrappai al suo collo, chiudendo gli occhi per non vedere il terreno venirci incontro mentre si gettava dalla finestra, atterrando dolcemente sul tappeto di erbetta fresca, che il poco calore d'agosto di Forks non aveva seccato.
Un piacevole dejà-vù mi accolse a braccia aperte e mi beai della sensazione che mi procurava sulla pelle.
Era incredibilmente simile a Jake.
Il suo calore, la sua allegria...
Stare vicino a Seth mi ricordava il periodo in cui il mio mondo aveva ruotato attorno a Jacob, che aveva diradato le nuvole del mio cielo regalandomi un po' di sole.
Con pazienza aveva incollato i cocci del mio essere, tenendomi insieme nonostante fossi sul punto di sgretolarmi.
Il mio migliore amico, per me, era rimasto in quel garage, a lavorare instancabilmente sotto la Golf.
Repressi un singhiozzo, artigliando il collo di Seth, ma lui non parve farci caso, esaltato dalla corsa.
Qualche istante dopo mi depositò a terra con grazia, quasi fossi una ballerina di danza classica appena scesa da una mirabolante presa.
La Push era silenziosa e tutte le luci erano spente, tranne quelle all'interno della casa rossa di Billy, unico faro splendente in un oceano di silenzio e buio.
Per qualche assurda ragione i miei piedi si rifiutarono di collaborare e correre verso Jake.
Non volevo vederlo ferito di nuovo. Non sarei stata in grado di lasciarlo e gonfiare le sue vane speranze non era esattamente la cura migliore per lui.
Seth, però, non era dello stesso avviso: mi trascinò dentro casa, la cui porta era socchiusa, senza tante cerimonie.
< No, fermati... > provai debolmente a protestare, ma poi mi arresi.
La parte di cuore appartenente a Edward, che fino a quel momento mi aveva dato della stupida, tacque e lasciò la parola a quella posseduta da Jacob, che m'incitava a fiondarmi in camera sua e gettarmi al suo collo.
Quando però arrivammo di fronte la sua stanza, la scena che mi si profilò davanti era ben diversa da quella che avevo immaginato.
Non c'era sangue, non c'erano bende o odore di disinfettante.
I miei occhi vennero catturati immediatamente da una grossa valigia aperta sul pavimento in cui un qualcuno stava ammassando abiti alla rinfusa.
Seth tossicchiò e quel qualcuno si voltò allarmato verso di noi, scoprendo il suo volto.
< Che significa? > domandò un Jake in piena salute ad un Seth palesemente a disagio, che aveva lasciato il mio polso.
Scrutai ogni centimetro di pelle che riuscivo a vedere, ma sul corpo di Jacob non c'era nemmeno l'ombra un graffio.
Un odioso sollievo acquietò l'ansia che mi aveva serrato le viscere fino a pochi istanti prima, ma venne ben presto sostituito dalla confusione e dalla rabbia.
< Ho pensato che Bella avrebbe potuto farti cambiare idea. Non voglio che tu parta. > si scusò il giovane lupo, scomparendo fulmineamente dalla nostra vista.
Si chiuse la porta di casa alle spalle in silenzio, senza darci modo di impedirglielo.
Guardai Jake, che mi fissava come fossi un fantasma, ed improvvisamente mi sentii a disagio e fuori luogo.
Che ci facevo lì?
Come avrei spiegato quell'equivoco ad Edward?
< Ciao, Jake. > sussurrai tanto per rompere il ghiaccio.
Lui non mosse un muscolo né tanto meno aprì bocca per rispondermi.
Si limitò a scrutarmi come se si stesse accertando che ero davvero io.
Poi, probabilmente convintosi della mia concretezza, gettò a terra stizzito la maglietta che teneva tra le mani e mi abbracciò con foga.
La metà di cuore che gli apparteneva urlò di trionfo nella mia cassa toracica quando ricambiai la sua stretta e così mi lasciai cullare, sospirando appagata.

Rebirth Dawn Capitolo II

II
- Bella Vs Bells -

Mille violini suonati dal vento, l'ultimo abbraccio mia amata bambina
nel tenue ricordo di una pioggia d'argento, il senso spietato di un non ritorno.
 
C'era qualcosa di sbagliato, tuttavia, nelle braccia che mi tenevano saldamente premuta contro il petto ustionante di Jacob.
Erano serrate, tese, rigide e col passare dei minuti rinsaldavano la presa.
< Jake? > lo richiamai alzando il viso per cercare i suoi occhi e avere una qualche spiegazione, ma li trovai chiusi.
Il suo viso era una maschera di cera, freddata in una espressione di dolore represso.
Lo sapevo.
Avevo di nuovo fatto la mossa sbagliata.
Gli avevo concesso l'ennesimo appiglio di speranza a cui aggrapparsi e lui adesso lo stringeva con tutte le sue forze.
Non voleva lasciarlo andare. Non voleva lasciarMI andare.
Dovevo prendere coraggio e staccarmi io da lui, colpendolo nel punto esatto in cui sapevo che non aveva difese: il suo cuore.
O perlomeno ciò che ne restava dopo i miei precedenti attacchi. Doveva somigliare vagamente ad un colabrodo, ormai.
Spinsi con le mani sudate sul suo petto, ma Jacob non accennava ad allentare la presa.
< Ti prego, ti prego. > sussurrava a labbra strette.
< Jake non... >
< Non dire che non puoi! > esplose, staccandosi da me di colpo.
Mi voltò le spalle e prese a calci la valigia, sparpagliando in aria il suo contenuto.
Cazzo, era arrabbiato.
Si grattò la nuca stizzito ed io ebbi la decenza di starmene zitta a lasciarlo sbollire.
Strinsi le braccia al petto cercando di trattenere il suo calore addosso a me.
Il mio cuore era stranamente silenzioso. Probabilmente aspettava un qualcosa da parte sua per riprendere a battere...o per fermarsi del tutto.
< Non puoi o non vuoi? > domandò piatto senza girarsi.
Faceva male il fatto che non riuscisse nemmeno a guardarmi in faccia mentre mi poneva quella domanda, che rimase a mezz'aria tra noi scavando un baratro di cui non osavo calcolare la profondità.
 Se mi fossi spostata di un solo centimetro ci sarei caduta dentro e non sarei più riuscita a risalire.
< Non dovrei essere qui. > dissi infine, mordendomi quel labbro che avevo già martoriato.
< Non dovresti eppure ci sei. Anche se Seth ti ha ingannata non hai esitato un attimo a mollare tutto per correre da me, no? > chiese retorico, voltandosi e inchiodandomi al muro con i suoi occhi scuri e profondamente tristi.
-Perdonami, Jake. Perdonami per l'ennesima coltellata.
Ho perso il conto oramai, ma tu resti sempre, comunque. E sopporti in silenzio, attendendo il nuovo colpo, rassegnato.
Farti male fa male anche a me, dannazione!
Dà un senso a questo dolore, te ne prego. Io non lo trovo.
Difenditi, difenditi da me!
Innalza delle barriere, un muro, cospargiti di filo spinato, qualsiasi cosa, ma non permettermi ancora di ferirti!-

< Ero preoccupata per te! > gridai contro di lui rabbiosa, incapace di analizzare qual'era il comburente che alimentava l'incendio della mia collera.
Perlomeno la rabbia era un'emozione che sapevo gestire. La sofferenza atroce, invece, mi faceva commettere azioni sconsiderate, come quella che mi aveva condotto lì.
< E sentiamo...saresti venuta al mio capezzale per accertarti delle mie condizioni, mi avresti misurato la febbre come una brava infermierina ed il giorno dopo, tutta felice e contenta di non avere pesi sulla coscienza, saresti andata baldanzosa a sposare il succhiasangue? > sputò con veleno, raggiungendomi in un paio di falcate.
Rimase a fissarmi inferocito come un toro alla vista del rosso ed io non potei far altro che guardarlo di rimando, tentando di non annegare nella sua tristezza, che si stava impossessando, nonostante tentassi di resistere, anche di me.
Perchè era così difficile dirgli addio ogni volta?
Perchè non poteva essere un amico qualunque per me?
E perchè quel bastardo traditore del mio cuore aveva deciso di riprendere a battere proprio in quel momento?
< Sto aspettando, Bells. > soffiò lui, avvicinandosi un po' più del dovuto alla mia faccia.
< Non lo so, non lo so, ok?! Mi sono vestita e precipitata qui senza un piano d'azione. Volevo solo accertarmi che tu stessi bene, suppongo! > farneticai, agitando le mani.
Dovevo fargli fare qualcosa per forza, poiché mi prudevano e iniziavano a sviluppare una strana tendenza: avvicinarsi troppo al viso di Jake quando, invece, dovevo tenere le distanze.
Per quanto difficile dovevo andarmene. Subito.
Dovevo spezzare di nuovo entrambi di netto.
Non c'era soluzione, era un maledetto circolo vizioso il nostro: amarci, ferirci, spezzarci, ritornare.
E Jacob, tra i due, era quello che stava peggio.
Lui ci rimetteva ogni volta il cuore intero.
Io, “per fortuna”, solo una parte.
< Sto bene...ora. > sussurrò roco lui, sollevandomi il viso con un dito.
-Non guardare, Bella. Non guardare.-
Ed invece fu proprio quello che feci.
Alzai automaticamente gli occhi nei suoi e persi la strada del ritorno.
Mi sentivo come la piccola Cappuccetto Rosso smarrita nel bosco, tallonata dal lupo famelico.
Ma il mio lupo aveva un tipo di fame che non aveva niente a che vedere con il cestino da picnic per la nonna.
< Non dire così. Io domani mi spo... >
Non riuscii a finire la frase.
Jacob mi tappò la bocca con la sua con prepotenza ed io schiusi le labbra senza opporre resistenza.
Sarebbe stato un vano spreco d'energie.
Lo volevo anche io, dopotutto.
Volevo sentire il sapore di Jake sulle labbra, sulla lingua, sul palato, ovunque, come il giorno della lotta contro i neonati di Victoria.
Lui, con quel gesto, tentava di cancellare il presente ed Edward stesso, ma non ci sarebbe riuscito.
Io amavo il mio vampiro e non potevo fargli una cosa come quella il giorno prima del matrimonio.
Una solitaria lacrima corse giù lungo una guancia, mentre ricambiavo il bacio di Jake, stringendomi a lui, rubando un ennesimo attimo al mio tempo residuo da umana per donarlo ad una nostra storia inesistente.
Era il nostro addio.
L'ennesimo e sicuramente non l'ultimo.
Un bacio disperato dall'aspro sapore di momenti non vissuti.
Le sue mani scesero sui miei fianchi e premettero il mio bacino sul suo.
Emise un gemito e fu allora che capii che era giunto il momento di andare.
Chiusi le labbra, ponendo fine al nostro bacio tra le proteste indignate di quel cuore che di lì a mezzo minuto avrei di nuovo sbriciolato.
Puntai lo sguardo a terra, incapace di reggere il consistente peso della sua speranza.
Scossi la testa, asciugandomi il viso e tirando su col naso.
< E' tardi. > annunciai incolore, gettando un'occhiata alla sveglia sul suo comodino.
Le quattro e mezza.
Sette ore e qualcosa al matrimonio.
-Coraggio futura signora Cullen, alza il fondoschiena e smamma!-
Jake nel sentirmi pronunciare quelle parole impallidì.
< Te ne stai andando di nuovo, vero Bells? > e quel soprannome bruciava da morire dentro di me, come sale su una ferita fresca.
Bells era sua, gli apparteneva e gli sarebbe sempre appartenuta, ma Bella era di Edward.
Ed io ero dilaniata da quelle invisibili mani che strappavano le cuciture del mio essere come quelle di un qualunque vecchio lenzuolo.
Repressi un singhiozzo ed annuii.
Jake mi sfiorò una guancia e probabilmente si aprì in un sorriso. Lo immaginavo, perchè mi rifiutavo di guardarlo.
Era già abbastanza doloroso così.
Mi sentivo esattamente come nel mio incubo: con un buco nel petto e con metà del mio cuore in mano sua.
< Le tue guance sono umide di lacrime calde. > mormorò, scendendo poi sulla bocca < Le tue labbra sono ancora tumide dei miei baci. > constatò con una nota di soddisfazione nella voce < Ed i tuoi occhi sono ancora così caldi e ricchi di sfaccettature... > concluse alzandomi nuovamente il viso.
Rimasi a fissarlo come un baccalà, con la bocca leggermente aperta e gli occhi schiusi fino all'inverosimile.
Avrei dovuto battere le palpebre, ma non volevo. Se l'avessi fatto temevo che quell'attimo di magico equilibrio si sarebbe spezzato e Jacob sarebbe svanito per far posto ad un Edward in smoking.
< Sarà dunque questo l'ultimo ricordo che avrò di te. Domani il tuo cuore cesserà di battere e diventerai solo la brutta copia della mia Bells. Non avrai più il suo odore, il suo calore, il suo sorriso... >
Probabilmente avrebbe sfornato un elenco piuttosto lungo se io non lo avessi zittito, ponendogli un dito sulle labbra.
< Guarda che avremo ancora tempo! > lo incoraggiai, quasi sorridendo.
In realtà ingannavo più me stessa che lui.
Jacob alzò un sopracciglio interrogativo.
< Avrò una luna di miele come tutti gli altri, Jake. Non ci rinuncio! Il resto avverrà al nostro ritorno. >
E con quella frase buttata lì mi illudevo del fatto che avrei avuto ancora qualche attimo rubato da passare con lui. Un abbraccio, una carezza, uno sguardo, un sorriso che avrei serbato gelosamente nel cuore di vampira e che mi avrebbe scaldato il corpo ghiacciato quando ne avrei sentito il bisogno.
Jacob però indietreggiò atterrito.
< Che significa “come tutti gli altri?” > si cavò a forza le parole di gola, dove sembravano esserglisi incastrate.
Io arrossii < Lo sai... La prima notte di nozze e... > ancora una volta non terminai la frase.
Jake gridò un “NO!” disumano, che mi fece perdere il rossore di colpo. Sobbalzai impaurita, vedendo il suo corpo tremare.
Stava per trasformarsi, realizzai sconcertata.
Jacob stava per lasciar esplodere la sua furia con un ringhio poderoso che l'avrebbe tramutato in un lupo ed io non sarei stata graziata come Emily, lo sapevo.
Jake mi avrebbe fatto a pezzi.
Ero la fonte del suo dolore e chiunque, pur di non provarne, era disposto  a distruggerla.
Sembrava assurdo, ma ero irrealmente calma.
Persino il mio cuore taceva di nuovo.
Mi sentivo anestetizzata.
Attendevo gli artigli del lupo come una specie di benedizione.
Finalmente avrei smesso di far soffrire sia lui che Edward con ogni mio gesto o pensiero.
Si sarebbe angosciati ed uccisi l'un l'altro in seguito, ma io non mi sarei dovuta schierare da nessuna delle due parti. Non mi sarei spaccata di nuovo.
Eccola lì, la Bella egoista che faceva il suo glorioso ritorno.
In quel momento non m'importava delle conseguenze della mia morte, anche se sapevo che ci sarebbero state eccome.
In quel momento volevo solo tappare quella voragine che sputava sangue nel mio essere in qualunque modo.
< Lui non ti metterà le mani addosso! Io non glielo farò fare! Ti ucciderà, Bells! Vuoi farti ammazzare!? > urlò, reggendosi al muro e respirando a pieni polmoni per placarsi.
< Non mi succederà niente. Proveremo con... > tentai, ma feci di nuovo la mossa sbagliata.
Jake cadde a terra, reggendosi l'addome e gridò come se lo stessero torturando.
No.
No, no, no.
NO!
-Cretina!-
Potevo anche volermi morta, ma la sofferenza di Jake proprio non riuscivo a sopportarla.
Lui veniva prima di me, accidenti!
Mi inginocchiai accanto a lui, prendendogli il viso febbricitante e sudato tra le dita, e lo convinsi a guardarmi.
< Sarò sempre la tua Bells, Jake. Funzionerà. In qualche modo funzionerà! Lo faremo funzionare noi, te lo prometto! > dichiarai risoluta, ma per nulla convinta delle mie parole.
< Non capisci che mi uccidi con le tue parole, Bella? >
Bella. Non più Bells.
E quel soprannome mi sembrò uno schiaffo in pieno viso.
< Tu non vuoi rinunciare a lui ma vuoi anche me. Vuoi tenermi legato a te nonostante tutto! E sai benissimo che ci riuscirai! Sono io, solito coglione, che te lo lascio fare! > mi rinfacciò.
Era vero.
Lo vedeva anche lui, allora, il mio egoismo.
Non ero perfetta ai suoi occhi, ma gli andavo bene lo stesso, nonostante non ne facessi mai una giusta ed il suo cuore traboccasse di tagli e cicatrici che io stessa gli avevo inferto.
Senza potermelo impedire cominciai a singhiozzare e i tremori di Jake si acquietarono un poco, alla vista delle mie lacrime.
< No. Non fare così. Ci credo. Funzionerà dai. > cercò di consolarmi lui, vestendo nuovamente i panni del mio meraviglioso ed altruista migliore amico.
Ed era lui che ora metteva me davanti a tutto, persino a se stesso.
Scossi la testa, gridando di dolore nell'udire l'ennesimo strappo di cuciture.
< Non ci credi nemmeno tu, Jake! > dissi, intervallando ogni sillaba con un singulto.
< Fa male, vero? Bells, guardaci! Come puoi dire di amare più Edward se stai così per me? > mi chiese con voce incrinata.
Come potevo?
Era una bella domanda ed avevo accuratamente evitato di pormela fino a quel momento.
< Ti amo, infatti. > sussurrai, facendo nascere l'ennesima cascata di lacrime.
Avrei tanto voluto che fosse sufficiente.
< Lo so. > mi rispose lui, premendo ancora le sue labbra sulle mie.
Glielo lasciai fare.
Fermarlo ancora sarebbe stato troppo doloroso ed io non avevo più forze.
Ero al limite.
< Resta con me. Resta umana.  > supplicò Jacob al mio orecchio, mordicchiandomi poi il lobo.
Singhiozzai.
Non potevo.
Non più, era troppo tardi.
Troppo tardi.
Come granelli di sabbia in una clessidra i miei minuti scorrevano incessanti e non c'era modo di arrestare la loro discesa.
Gettai un'altra occhiata alla sveglia.
Le cinque e un quarto.
Poco più di un'ora all'alba.
Sperai che bastasse.
< Jake, fa l'amore con me. > gli proposi d'istinto, senza tuttavia esserne pentita.
Lui si ritrasse come scottato e nei suoi occhi nocciola il desiderio si alternò alla paura.
Era l'unica cosa che mi era rimasta da dargli.
L'unica cosa che Bells poteva ancora donare al re del suo cuore, battendo sul tempo Bella.
Non attesi la risposta di  Jacob.
Non gli diedi tempo di pensare o di chiedermi ancora di rimanere con lui.
Non avrei potuto sopportarlo, non ero forte come un vampiro e non avevo la guarigione veloce di un licantropo.
Ero l'essere più insignificante tra tutti e forse proprio per questo non facevo che creare un disastro dietro l'altro, come se avessi, per sbaglio, fatto cadere una tessera di un domino.
Una dopo l'altra ora venivano giù tutte, distruggendo la bella creazione precedente.
Mi fiondai sulle sue labbra, facendogli perdere l'equilibrio.
Jake rispose immediatamente al mio bacio e le sue mani già esploravano la pelle della mia schiena quando chiusi gli occhi e mi lasciai andare.

Di quei violini suonati dal vento, l'ultimo bacio mia dolce bambina
brucia sul viso come gocce di limone, eroico coraggio di un feroce addio.
Ma sono lacrime mentre piove.
[L'ultimo bacio - Carmen Consoli]