"Una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine,
che tutto è destinato a finire ma che tu puoi sempre scrivere un seguito;
che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
Una ragazza che legge comprende che le persone, come i caratteri, si evolvono.
Eccetto che nella serie di Twilight.
Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta:lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre."
Rosemarie Urquico.

martedì 10 luglio 2012

Rebirth Dawn Capitolo XXII

XXII
 - Resa dei conti -
< Jake... >
Odore di terra calpestata, di erba strappata e bile nelle vene.
Odore di lacrime ingoiate, di lame d’acciaio affilate e di sangue ferroso che scorreva copioso.
Odore di pelle tatuata, di mani infangate e sorrisi infranti.
Odore di casa.
Odore d’amore.
< Jake... >
Occhi minacciosi, nient’altro che due buchi scavati sul viso.
Occhi arrabbiati, nient’altro che pozzanghere di catrame in ebollizione.
Occhi sofferenti, nient’altro che geyser di dolore che implodevano.
Occhi innamorati, nient’altro che cuori marcenti che pulsavano faticosamente.
< Jake... >
Stridore di denti, di ossa che si rinsaldavano e di altre che si spezzavano.
Schiocco di articolazioni che scattavano, di nocche che picchiavano duro e di molari che rotolavano a terra.
< Nathan! Dio mio, stai bene? > Ellie corse verso il fratello, crollato in ginocchio dopo il pugno ricevuto in bocca.
Lui sputò un fiotto di sangue e guardò in cagnesco Jacob, controllando che mia figlia fosse illesa tra sue braccia.
Fissai la scena immobile, gelata, accartocciata su me stessa.
Annientata.
< Che diavolo fai? Sei scemo? > la mia amica inveì contro Jake, spintonandolo.
Nei suoi occhi fiammeggiò un guizzo di ira pura. Serrò le mani, facendo illividire le dita, e poi le riaprì, inspirando profondamente.
I tremori del suo corpo non accennavano a diminuire e la mascella restava contratta.
Scivolai più giù, ingoiando il torto.
Altro sangue sparso per colpa mia.
Altri innocenti feriti a causa mia.
< Nat, dammi la bambina e andiamo di là! > Ellie trascinò via per una manica il fratello, poichè quello sembrava intenzionato a dare una lezione a Jake.
Elizabeth, tra le braccia di sua zia, scoppiò a piangere, aumentando le convulsioni che scuotevano il corpo di Jacob.
Mosse un passo verso di me, ma io ebbi l’impressione che, invece di diminuire, la distanza di noi aumentasse vertiginosamente.
Lontani chilometri che, tuttavia, potevano essere annullati allungando un dito.
- Eccoci quindi, amore mio. Lo senti il campanello? E’ la nostra resa dei conti. Che abbia inizio il primo round. - 
Se un giorno mai mi rivedrai,
fai finta che non sia cambiato niente, o poco niente, a parte noi.

Ephram continuava a sonnecchiare, scalciando di tanto in tanto, e, infine, attirò l’attenzione di suo padre con un sospiro.
Jacob guardò il bambino e lo riconobbe all’istante come suo.
Vedevo il suo cuore riemergere dal pantano d’odio in cui era affogato e riprendere a battere forte, vigoroso, bollente.
Respirò, cacciando fuori l’ossigeno come se gli fosse superfluo, e io lo imitai, rilasciando l’aria che avevo intrappolato nei polmoni fino quasi a farli scoppiare.
Fingere non era più possibile.
Non ero più cieca, fermamente convinta di amare Edward e la sua perfezione.
Ora sapevo da quale parte spirava il vento, quale scia seguire, quale mano afferrare.
La sua.
< Jake... >
Lo guardavo con occhi diversi, con occhi consapevoli, finalmente cosciente dei miei sentimenti, ma questo non mi rendeva migliore alla sua analisi attenta ed accusatrice.
< Bugiarda! Colpevole! > gridavano le sue iridi taglienti, acuminate, assetate del mio sangue.
Voleva farmi a pezzi, lo sapevo: lo stesso numero in cui io avevo ridotto lui innumerevoli volte.
- Avanti, Jake, colpisci per primo. Spediscimi al tappeto.  Non ho paura. So di meritarmelo. -
Si chinò, inginocchiandosi accanto a me, e protese una mano ancora tremante verso il faccino rilassato di Ephram.
Con l’indice gli sfiorò il pugno, che il piccolo teneva in bocca, e poi risalì verso il naso e le guance paffute e rosee.
Senza nemmeno chiedermi il permesso, alla fine, me lo tolse dalle braccia e se lo strinse al petto caldo e nudo come al solito.
S’immobilizzò, con il corpicino minuscolo di suo –nostro- figlio che tra le sue dita sembrava scomparire, e gli sussurrò qualcosa che non riuscii ad udire.
Il suono del mio cuore martellante era troppo violento: sovrastava tutto il resto e destabilizzava la mia vista, rendendola instabile come fosse l'obiettivo di una telecamera sbalzata qua e là.
Di scene come questa ne avevamo già vissute io e lui, solo che ora gli avevo rubato il ruolo.
Ero io quella che attendeva il colpo di grazia e lui era il mio amato carnefice.
-Dio, quanto ti amo.-
Che se un giorno mai, un giorno mai, sorriderai
in quello stesso istante un cielo a pezzi cadra' su di noi.

Il viso di Jake si aprì in un sorriso stentato, pallida caricatura di quello dei tempi in cui rovistava fra i rottami della discarica disseppellendo pezzi di motore arrugginiti, ed io non vidi giungere il colpo.
Il primo pugno arrivò, quindi, con precisione chirurgica al viso, facendomi voltare la testa di lato e sanguinare copiosamente.
< Mio figlio... > gli sentii dire e vomitai altro sangue a terra, graffiando con le unghie spezzate il rivestimento, ormai macchiato, del ring.
Quella scena mi rendeva felice ed orgogliosa, ma, allo stesso tempo, faceva desiderare di morire.
Non ero riuscita a vincere contro il mio egoismo, alla fine. Non c'era incontro in cui avessi la speranza di spuntarla; nemmeno contro me stessa, dove si supponeva potessi combattere ad armi pari.
Come potevo anche solo illudermi, perciò, di uscire viva dallo scontro con Jacob?
Umiliato, privato di vita e della gioia di diventare padre, adesso si vendicava su di me, imprimendo nei colpi tutto il suo risentimento.
Avrei dovuto farglielo sapere.
Avrei dovuto trovare il modo di informarlo dei gemelli.
Aveva il diritto di decidere se essere padre oppure no. Io avevo scelto anche per lui, vestendo i panni di un arbitro corrotto.
L'ago della bilancia, quando ero io il giudice, pendeva sempre troppo dalla mia parte.
< Come...si chiama? > mi domandò e anche le mie orecchie sanguinarono, al suono roco di quella voce che avevo bramato di sentire per nove infiniti mesi.
Mi sforzai di acciuffare le parole dalla trachea, dove si erano conficcate come schegge fastidiose.
Il suo sguardo mi accarezzava indifferente.
Non gl'importava nulla di me. Soltanto del bambino che teneva tra le braccia e cullava amorevolmente.
< Ephram Cal. > risposi infine e Jake alzò un sopracciglio ironico.
< Se l'avessi chiamato Ephraim mi avresti rimproverato di avergli dato un nome da matusalemme e... > mi zittì con un'occhiata glaciale.
Gelai e sputai ancora grumi sangue rappreso sul ghiaccio attorno a me.
< Cosa t'è passato per la testa quando gli hai appioppato Ephram come primo nome posso intuirlo, ma il secondo a cosa è dovuto? > non c'era curiosità nel suo tono.
Sembrava più un'accusa.
Di sicuro mi aveva sfilato la toga nera e sottratto di mano il martelletto senza che me ne accorgessi, poichè ora era lui a processare me senza lasciarmi il tempo di imbastire un'arringa appena decente.
Avvampai.
< A...a niente. E' il primo che mi è venuto in mente quando me lo hanno chiesto. > borbottai, strisciando indietro, fuori dalla portata di un suo eventuale sinistro.
< Mi stai dicendo che hai dato a mio figlio un nome a caso, Bella? >
Mio figlio, non nostro.
Bella, non Bells.
Furono due calci consecutivi all'addome quelle parole e mi fecero piegare su me stessa. Altro sangue scivolò sulle mie labbra spaccate.
Storse il naso e nel fondo delle sue iridi mi parve di scorgere un baluginio lontano, come di scherno.
Sbuffò.
< Potevi almeno andare in ordine alfabetico e chiamarlo Aaron! > e mi parve che gli angoli delle sue labbra si piegassero appena all'insù.
Chinò la testa e tornò a fissare il bambino con sguardo ammaliato, dimenticandosi della mia presenza.
Mi strofinai gli occhi, che bruciavano per le lacrime bollenti che non riuscivo a versare e rimasi in attesa di un suo altro gesto in apnea.
Quel che vedeva di me non era altro che una costruzione frettolosa e superficiale, eretta in fretta con pezzi malamente impilanti che non s'incastravano tra loro.
- Avanti, amore, butta giù quest'orrido edificio di mattoncini in plastica sbiaditi. -
< La piccola, invece, come si chiama? >
< Elizabeth Sarah. >
Alzò gli occhi su di me e sotto il primo strato di carbone individuai le braci sprizzare scintille.
Mi sentii in dovere di giustificarmi, alzando le mani per parare eventuali nuovi attacchi.
< Mi sembrava un bel gesto e pensavo che tu...tu avresti...saresti... >
Jake assentì senza aspettare che concludessi.
< Sì, va bene. >
Tremai.
Quel suo tono pacato mi dava i brividi. Era solo il preludio.
Una melodia serena di dolci noti inquietanti che era, però, destinata ad impennarsi su suoni striduli, acuti ed agghiaccianti.
Una serenata di morte, un requiem per accompagnare il mio cadavere trasportato via dal ring da una barella di fortuna.
< Chi cazzo era quel coglione a cui ho fatto saltare i denti? > mi domandò di colpo, serrando la mascella.
Il muscolo teso guizzava sulla sua guancia, tuttavia non mi guardò.
Continuò a cullare Ephram, come se compiere quel gesto lo trattenesse dall'ammazzarmi di botte, mentre sul soffitto sopra di noi si aprivano crepe striscianti.
< Nathan, il fratello della mia migliore amica. > replicai monocorde, sapendo perfettamente che stava incanalando rabbia per rovesciarmela addosso.
Ogni inspirazione era una nuova dose di veleno che gli corrodeva i polmoni.
< Sarebbe il tizio di turno che ti scopi e che i miei figli dovrebbero chiamare "papà" per sei mesi al massimo, prima che tu te ne stanchi? > sputò e gli occhi si ridussero a due fessure.
Boccheggiai e le mie difese vacillarono.
La ginocchiata tra le costole arrivò precisa, incrinandone qualcuna.
Si portò una mano tra i capelli, stringendo qualche ciocca tra le dita.
< Come puoi pensare una cosa del genere? Nat è un amico! Non l'ho mai neppure sfiorato! > esclamai accorata.
Volevo che mi guardasse in faccia e che capisse che non gli stavo mentendo.
Non mi aveva vista a pezzi quando ero stata abbandonata da Edward?
Come poteva pensare che avessi potuto consolarmi con un altro mentre nel mio grembo crescevano i NOSTRI bambini?
Da quando ero scappata l'avevo amato ogni singolo giorno.
Ogni singolo giorno dopo avergli spezzato il cuore.
Un po' tardi, probabilmente, ma io e il tempismo non eravamo mai stati in buoni rapporti.
L'avevo sempre fatto aspettare, quindi avevo supposto che mi conoscesse.
Ma, di sicuro, si era stufato di passare ore a battere un piede con nervosismo e a scrutare le scale in attesa che scendessi. Potevo capirlo.
Chiedevo solo un'ultima chance: l'opportunità di essere puntuale, per una volta.
< E dovrei crederti? Tu sei quella che abbindola gli uomini e poi li scarica, lasciandoli con un cazzo di foglietto di scuse o con decine di invitati ad un matrimonio andato a puttane! >
Le sue braccia avevano ripreso a tremare, svegliando Ephram.
Il piccolo guardò spaurito suo padre e lo fece specchiare nei suoi stessi occhi, che sembrava avergli strappato.
Jake per un attimo vacillò, ma poi continuò il suo attacco.
Una gomitata sulla schiena, altre costole incrinate e una pozza di sangue che si allargava sotto le mie dita.
- Finiscimi, amore mio, avanti. -
Rantolai e lui serrò le dita della mano, con cui non reggeva il bambino, sul ginocchio.
< E come se non bastasse poi vengo a scoprire che sei pure incinta. QUANDO CAZZO AVEVI INTENZIONE DI DIRMELO? QUANDO FOSSERO STATI MAGGIORENNI? >
Un dritto, un montante sotto il mento.
- Dio quanto male ti ho fatto, Jake. Scusa. Scusa, se anche dopo tutto questo tempo ancora non riesco a smettere. -
< Ehi, ragazzi... che ne dite di darmi il piccolo Ephram e di calmarvi un po'? >
Dalla fessura dei miei occhi pesti, gonfi e violacei, vidi Seth avvicinarsi cautamente, passando lo sguardo prima su di me a terra, livida e a pezzi come una bambola rotta, e poi su Jacob, furioso, sconvolto e che reprimeva a stento il lupo.
Non avrebbe mai fatto del male a suo figlio, lo sapevo, ma non era comunque prudente che il piccolo rimanesse tra noi.
Non volevo che le sue orecchie ascoltassero grida e improperi, invece di dolci parole d'amore e affetto.
Non doveva dubitare nemmeno per un secondo di non essere stato voluto.
Non capiva assolutamente nulla di ciò che suo padre mi stava vomitando addosso, era vero, ma certi ricordi tendono a imprimersi nelle menti fresche dei neonati più di altri ed io non volevo che quella scena drammatica gli rimanesse in testa e lo marchiasse a vita.
Seth tolse Ephram dalle braccia incandescenti di Jacob ed il mio bambino aprì bocca ed emise una protesta alquanto esplicita, esibendosi in un acuto degno di una cantante lirica.
Dov'era il mio amico quando eravamo rientrati tutti in casa?
Cosa aveva fatto fino a quel momento? E Nathan? Come stava? Ellie che combinava?
Per un solo secondo riuscii a pormi decine di domande come quelle, poi le vidi fuggire lontano dalla mia mente, mentre Jake si alzava e si passava le mani febbricitanti sul viso sudato più e più volte.
Non ho piu' niente da portarti se non tutto il mio rancore,
con tutto l'odio che ho da dire nascondessi le parole dette a denti o pugni stretti,
che trattengano il rumore di tutto l'odio che ho da dire.

Ma scrollarsi di dosso l'odio ed il risentimento non era come asciugarsi un po' di sudore.
Non venivano via a gocce salate.
Restavano appiccicati alla pelle come i residui di una colla super-resistente o di una vernice indelebile.
Dal canto mio, rimasi a terra, come un nudo verme strisciante, sperando di poter svanire con uno schiocco di dita.
Non ero forte o coraggiosa, perciò non riuscii ad imitarlo o a ritirarmi nel mio angolo, riorganizzando una strategia che mi permettesse di uscire viva dal combattimento.
Non potevo vincere contro di lui e non volevo nemmeno farlo.
Se il prezzo da pagare per riaverlo fosse stato essere uccisa un centinaio di volte -come minimo- avrei accolto la falce della morte a braccia aperte e con il sorriso.
- Riprenditi le farfalle che ho sterminato nel tuo stomaco, i battiti del cuore che ti ho sottratto. Riprenditi i respiri che ho conservato per te nel mio petto e di cui mi sono nutrita in tua assenza. Riprendimi con te, Jake. -
Tanto, in fondo,  non avevo più nulla da perdere.
Come mi aveva detto Ellie le cose potevano solo migliorare.
Non potevo scendere più in basso, potevo solo ricominciare la mia lenta e faticosa risalita, armata di piccone, tenacia e unghie spezzate.
Jacob serrò i pugni tra i capelli, più lunghi di come li ricordassi, e sembrò preparare l'ennesimo colpo duro.
< Ti ho fatto una domanda, Bella. >
Le ultime note pacate della mia marcia funebre. Gli ultimi accordi di quiete prima del fragoroso schianto di dita pigiate violentemente sui tasti di un pianoforte maledetto.
< Io...non lo... >
< Non lo sai. Non hai idea di quando cazzo avrei dovuto saperlo! Avevi almeno intenzione di dirmelo tu oppure mi avresti spedito i ragazzi con una bella foto e un altro fottuto biglietto dei tuoi, eh? > ghermì una sedia e la scagliò dall'altro lato della stanza, facendola atterrare sgraziatamente sul divano.
Chiusi gli occhi e attesi il resto, pregando che non si accorgesse di quelle lacrime cocenti che mi stavano ustionando il viso.
Si sarebbe probabilmente sentito preso in giro.
Non ero io a dover piangere, ad avere il diritto di palesare il mio dolore.
- Odiami, amore, ma almeno tu salvati. Lascia sprofondare me. All'abisso, io, ci sono abituata. -
Le spaccature sul muro scricchiolarono e l'arbitro dell'incontro iniziò a contare.
Era persino inutile che lo facesse.
Avevo perso senza nemmeno alzare un muscolo.
Ero un colpevole non in cerca d'appello, bensì di una condanna all'ergastolo in isolamento.
< Mi dispiace. > riuscii a farfugliare, sputando altro sangue.
Un coro si unì alla voce del cronista.
Uno.
< Ti dispiace e basta, Bella? Tutto quello che hai da dirmi, dopo dieci mesi, è che sei dispiaciuta? > rise di me, con amarezza, serrando le dita scosse da spasmi attorno al tavolo.
Due.
Le corde del ring si allentarono ed il lampadario dondolò pericolosamente.
< Non...non sapevo che fare...è successo tutto troppo in fretta... > provai a sussurrare, sapendo che il mio silenzio l'avrebbe fatto imbestialire di più.
Scuse patetiche, idiote, su cui scivolavo come su quella pozza viscosa che si allargava sotto di me e che era alimentata dalle mie vene, quasi prosciugate ormai.
Tre.
< STRONZATE! HAI AVUTO MESI DI TEMPO PER DIRMELO, PER ANCHE SOLO PROVARCI, E INVECE HAI FATTO DI TESTA TUA, FREGANDOTENE DI ME E DEI MIEI SENTIMENTI DI NUOVO! >
Quattro.
Le ginocchia cedettero e sbattei il mento sul pavimento.
Lui non ci badò nemmeno.
< CAZZO, BELLA, MA AL POSTO DEL CUORE HAI UNA FOTTUTA PIETRA COME I SUCCHIASANGUE? FORSE E' PER QUESTO CHE VOLEVI DIVENTARE UNA DI LORO. IN PARTE GIA' LO ERI! > urlò e l'angolo del tavolino di faggio della madre di Phil volò accanto alla sedia, mentre i tremiti del suo corpo divenivano di nuovo incontrollabili.
Non poteva trasformarsi ora, in casa di Renèe, correndo il rischio di essere visto e di non poter più, quindi, avvicinarsi ai gemelli.
Solo questo lo tratteneva, altrimenti io sarei stata già fatta a brandelli da un po'.
Non ero più colei che riusciva ad ingabbiare l'animale dentro di lui con dolci parole.
Ero diventata la miccia d'accensione della sua rabbia, la bandiera rossa agli occhi del toro.
Cinque.
< No! Io...ho solo fatto degli sbagli, Jake, ma ho imparato. Sono diversa, ora. > non riuscii a fermare quelle parole stupide e sbagliate.
L'esatto contrario di ciò che lui voleva sentirmi dire.
Aveva tra le mani le prove che stavo mentendo e Jacob non aveva mai sopportato le bugie.
Sei.
< CRISTO, MA TI SENTI? HAI IMPARATO COSA, DI PRECISO? A SPARARE STRONZATE MENO CONVINCENTI? UNA PERSONA DIVERSA MI AVREBBE DETTO CHE PORTAVA IN GREMBO I MIEI FIGLI, PORCA PUTTANA! >
Sette.
Chinai la testa e le lacrime si mescolarono al sangue.
Jake cadde a terra, reggendosi la testa e respirando affannosamente.
Strisciai verso di lui, sapendo bene di star facendo l'ennesima stupidaggine, ma proprio non potevo fermarmi.
Lui soffriva e io soffrivo con lui.
Che m'ammazzasse pure, se fosse servito a farlo stare meglio.
Io lo amavo, dannazione!
< Ti amo, Jake. > mormorai quando fui abbastanza vicina da poterlo sfiorare.
Dio, quanto mi era mancato il suo calore.
I suoi occhi lampeggiarono.
Otto.
< Tu non sei capace d'amare, Bella. > dichiarò atono, senza più nemmeno gridare.
La mia marcia funebre arrivò agli sgoccioli ed il pubblico invisibile di quel combattimento deludente si alzò sulle panche e si portò le mani davanti alla bocca, facendo risuonare più chiaramente il conteggio.
Nove.
< Per amare bisogna saper restare e tu in questo sei negata. Non venirmi a raccontare cazzate adesso, che tanto non migliori la tua posizione. Ormai mi fa schifo anche solo guardarti in faccia. >
Eccolo, il colpo di grazia.
Lo vidi arrivare e non mi scansai.
Dieci. 
Il tintinnio penentrante della campana di fine round.
< Se anche ti ho amato, adesso non ti amo più. >
Il soffitto crollò con un rombo polveroso su di me, il ring cedette di schianto, le corde mi frustarono le dita ed io soffocai sotto le macerie di quell'amore che non avevo saputo curare e coltivare.
Protesi una mano verso di lui, ma Jacob era già lontano e mi dava le spalle.
- Lasciami un sentiero di briciole, dammi modo di tornare a casa. Casa per me è con te. Lasciami tornare con te, amore.-

5 commenti:

noemi romagnolo ha detto...

Posso dirti con assoluta certezza che questo è uno dei capitoli migliori in assoluto. Sia a livello di contenuto che a livello di stile. Io l’ho visto nascere con te riga , dopo riga, mi ritengo fortunata per questo, so quanto ci hai messo, so quanto ci hai sofferto sopra ed il risultato è davvero notevole.
Non cambierei niente, è perfetto così, sembra di sentire i rumori di quei ring, i colpi che trafiggono l’anima più che il corpo di Bella.
Perché alla fine la resa dei conti è arrivata. E non poteva andare diversamente, perché purtroppo Jake ha ragione Bella non sa amare. Purtroppo non ha ancora imparato a farlo. E la strada è ancora lunga. Ha spezzato il cuore di Jake una volta di troppo. Ora fra l’oro ci sono troppe bugie, incomprensioni e rabbia.
Ha una lunga strada da fare per ritrovare la via di casa, e se casa per lei vuol dire Jake questa volta dovrà davvero tracciare un sentiero diverso.
E Jake dovrà imparare a perdonare, ma non come ha sempre fatto. Lui è sempre voluto essere cieco nei confronti di bella e alla fine è arrivato a questo esplosione.
Non è solo Bella a dover imparare, anche lui ha ancora tanta strada da fare. Ora per la prima volta è arrabbiato davvero. prima soffriva troppo per lasciare spazio a altri sentimenti. Ora è in pena esplosione e non sarà facile per nessuno dei due gestirlo.
Tesoro complimenti , complimenti davvero.
Ti adoro e sono qua per te. Sempre.

IncenseAsh ha detto...

Finalmente sono qui <3
Non accedo con l'account di Google perché mi annoio, ma cercherò di far capire chi sono.

Anche secondo me questo è stato uno dei capitoli più belli che tu abbia scritto. E' molto suggestiva e coinvolgente, la "trovata" della metafora del ring.
Finalmente c'è stato il confronto diretto tra i due, anche se me lo aspettavo più "commovente" - non so utilizzare altro aggettivo, pardon - che "violento".
Non so, non me la sarei mai aspettata una reazione del genere. Forse ci sarebbe stato un momento di furore, comprensibile, certo.
Mi ha spiazzata.
Aspetto il prossimo, lontano, capitolo.
Brava, NA <3

silvia ha detto...

nooooooooooooooooo...
ma scherziamo?? siamo arrivati veramente a questo livello?? Jake è così saturo che non riesce più aperdonarla...!!!!!
io ci sto malissimo a sta cosa.. mi rendo conto che Bella ha veramente superato ogni limite possibile ed immaginabile.. ma Jake.. Jake.. è il suo amico.. colui che le è sempre stato accanto.. che l'ha sempre perdonata.. sempre sostenuta.. e ora??ora che lei ha solo bisogno di lui.. ora che lei si è veramente resa conto di amarlo.. lui le dice così???.. io sto malissimo... soffro per lei..
Cmq gran bel capitolo scritto bene.. anche le varie pugnalate bello.. ritmato.. non monotono..
uff.. che sofferenza!!!

Elena B. ha detto...

Oh mammma mia... è stato... straziante. veramente. Straziante e incredibile. Sentire Jake così freddo, incazzato (beh, ha tutti i suoi motivi)è stato doloroso. Mi sono sentita come una spettatrice della lotta. Ero lì, seduta sugli spalti a osservare i colpi che l'uno sferzava all'altro, e non potevo che provare pena per Bella e Jake. Pena ricordando quello che sono stati e vedendo quello che sono ora. Devo dirti che solo tu sei in grado di far provare tali emozioni alla gente. Come al solito, un grande lavoro. Fottitene se l'account non è ancora attivato. Il tuo più grande successo è qui, vivo, nonostante tutto. Ti voglio Bene

Nalu ha detto...

Oddio....ho letto due volte il capitolo, solo per farlo imprimere meglio nella mia mente...
....WOW....questo capitolo è....è...PERFETTO.
Le emozioni dei nostri due protagonisti sono tangibili. Soprattutto quelle di Bella.
Lei sa di meritare tutta la rabbia e il risentimento di Jake, ma non può fare a meno di stare male, di sgretolarsi di fronte a tutte quelle accuse.
Il tuo paragone con un combattimento sul ring è stato semplicemente sublime. Un paragone che si è trascinato fino alla fine, incastrandosi perfettamente con l'intreccio del capitolo.
Bella è distrutta; Jake è distrutto.
E la luce di quei bambini illumina i loro visi.
Ma il loro percorso non è ancora finito.
Hanno ancora un pò di strada da fare e spero che, alla fine di essa, si prendano per mano.
Perchè loro sono destinati a stare insieme.
Sono anime gemelle.
E il dolore dell'uno è il dolore dell'altro.
Per questo sono sicura che non riusciranno a stare per molto separati.
Spero di leggere presto il prossimo capitolo (in questo momento già fremo di impazienza xD)!
Aspetterò tutto il tempo necessario comunque.
Colgo l'occasione per farti i miei complimenti: scrivi davvero davvero davvero bene. Sei capace di coinvolgere il lettore in maniera totale e assoluta ( e ti invidio un pò per questo xD).
Alla prossima, allora!!
Baci, Nalu :D

Posta un commento